Gli Stati Uniti sono una nazione fondata sui princìpi di libertà e uguaglianza. Sarebbe un proposito molto nobile, se solo fosse vero.
A duecentocinquant’anni dalla loro indipendenza, gli Stati Uniti attraversano una crisi democratica senza precedenti guidati dal presidente meno democratico di sempre. In questa stessa America, New York ha eletto il suo primo sindaco socialista, e il movimento di opposizione più forte proviene proprio dagli esponenti più radicali del Partito democratico che si definiscono, anche loro, socialisti. È l’ennesimo paradosso di una nazione fondata sull’ideale che «tutti gli uomini sono creati uguali», ma che ha deliberatamente perpetuato la discriminazione di donne, afroamericani e minoranze.
Questo saggio mette in relazione l’attualità politica e culturale degli Stati Uniti con la loro storia, utilizzata come lente per comprendere la realtà di un paese che si definisce la più grande democrazia del mondo occidentale, ma che appare piena di contraddizioni.
Attraverso un’analisi rigorosa e serrata che spazia dalla fondazione al secondo mandato Trump, fino all’eco di queste fratture nei romanzi e nelle serie TV contemporanee, l’autrice mette a nudo le criticità strutturali del paese per interrogarsi su cosa significhi davvero essere conservatori o progressisti in America, e cosa resti del mito della libertà e del sogno americano.
Questo saggio mette in relazione l’attualità politica e culturale degli Stati Uniti con la loro storia, utilizzata come lente per comprendere la realtà di un paese che si definisce la più grande democrazia del mondo occidentale, ma che appare piena di contraddizioni.
Attraverso un’analisi rigorosa e serrata che spazia dalla fondazione al secondo mandato Trump, fino all’eco di queste fratture nei romanzi e nelle serie TV contemporanee, l’autrice mette a nudo le criticità strutturali del paese per interrogarsi su cosa significhi davvero essere conservatori o progressisti in America, e cosa resti del mito della libertà e del sogno americano.

